martedì 12 maggio 2015

Quando fare la sterilizzazione della gatta e i consigli per la convalescenza

Una delle domande più frequenti che vengono fatte ai veterinari è questa: ‘Quando sterilizzare la mia gatta?’. Normalmente la questione viene posta già durante la prima visita del micetto, quando magari ha ancora 1-2 mesi e questo ha una semplice spiegazione: chi ha avuto gatti sa cosa vuol dire avere in casa una gatta non sterilizzata.

 Chiunque abbia provato a convivere con una gatta intera, decisamente non vuole ripetere l’esperienza. Ecco perché oggi parleremo di perché sterilizzare la gatta, quando farla e i consigli per la convalescenza. Dando anche uno sguardo ai costi dell’intervento chirurgico.















Ciclo riproduttivo della gatta 

È importante sapere qualcosa del ciclo riproduttivo della gatta per capire perché vengano sterilizzate quasi tutte quelle domestiche. A differenza della cagna, la gatta ha un ciclo a ovulazione indotta: questo significa che il calore andrà avanti fino a quando la gatta non si accoppierà. Il calore della gatta normalmente inizia all’età di sei mesi, anche se ci sono gattine precoci che vanno in calore già a quattro mesi, per la gioia dei proprietari. I sintomi del calore della gatta sono:

-miagolii e vocalizzi insistenti e ripetuti, di giorno e soprattutto di notte
 
-sollevamento della groppa quando viene accarezzata la base della coda

-la gatta tende ad accucciarsi a terra nella posizione dell’accoppiamento, con la coda di lato

-la gatta si rotola per terra e cerca maggiormente le coccole.

 Il guaio è che se la micia non si accoppia, il calore non termina. Di solito si inizia verso febbraio con la micia che miagola per 4-5 giorni, smette per 2-3 giorni, poi ricomincia a miagolare e va avanti così ininterrottamente di solito fino ad autunno inoltrato.

Perchè sterilizzare la gatta

Ecco qualche motivo per cui sterilizzare la gatta:

- evitare i miagolii ininterrotti: se di giorno sono sopportabili, di notte non sono tollerati dalla maggior parte dei proprietari che il giorno dopo si devono alzare presto per andare a lavorare

-se la gatta vive sempre in casa e non esce mai, è una tortura lasciarla andare costantemente in calore senza mai darle la possibilità di accoppiarsi: vuole continuamente qualcosa che non potrà mai avere. Questo può portare a un maggior nervosismo e aggressività della micia

-se la gatta esce, si accoppierà. Ciò significa 1-2 cucciolate all’anno, con relativi gattini da collocare

-oltre ad evitare accoppiamenti indesiderati, si evita che la gatta contragga malattie sessualmente trasmissibili come la FIV

-si evitano infezioni dell’utero e lo sviluppo di tumori mammari (se la gatta viene sterilizzata prima del primo calore)

Quando sterilizzare la gatta

L’ideale sarebbe di sterilizzare la gatta prima del primo calore, quindi intorno ai sei mesi. Questo sempre presupponendo che la micia non anticipi. Questo evita il collasso nervoso del proprietario, ma soprattutto garantisce un’ottima protezione contro i tumori mammari che nelle gatte, a differenza di quanto accade nelle cagne, sono quasi sempre maligni.

 Per quanto riguarda il costo della sterilizzazione, varia a seconda del tipo di intervento. Se la chirurgia viene fatta con la gatta al primo calore, allora normalmente si asportano solo le ovaie: l’utero è piccolissimo e si atrofizza progressivamente col tempo. Ma se si sterilizza una gatta già adulta, magari che ha anche partorito, è probabile che venga asportato anche l’utero. Questo implica che il costo della sterilizzazione dipende dal tipo di intervento fatto: un’ovariectomia con asportazione dell’utero implica una maggior durata dell’intervento, un taglio chirurgico più lungo e un maggior consumo di anestetici e di materiale chirurgico. Inoltre c’è una certa variabilità anche per quanto riguarda le diverse città: Milano è di sicuro una città più cara di Fano.

Se avete notato, parlando di sterilizzazione della gatta, cito sempre l’intervento chirurgico e mai le iniezioni che bloccano il calore. C’è un motivo ben preciso per questo. L’inoculazione anche solo una volta del noto farmaco per bloccare il calore della gatta o l’uso delle analoghe compresse, danneggia invariabilmente la salute della gatta. Questi farmaci provocano solitamente infezioni dell’utero o lo sviluppo di tumori mammari di imponenti dimensioni: lo so che l’iniezione costa di meno, ma oltre al fatto che ne devi fare per tutta la vita della gatta (e quindi alla fine la sterilizzazione ti costa di meno perché la fai una volta ed è definitiva), finisci per dover comunque operare una gatta d’urgenza con una piometra o ti ritrovi a dover asportare giganteschi tumori mammari, il che mette a rischio la salute della micia e aumenta i costi dell’intervento.

E visto che lo scopo di un veterinario è quello di curare gli animali e non di farli ammalare, starà al vostro veterinario decidere se praticare o meno questa via. Normalmente adesso tutti i veterinari si rifiutano di seguire questa pratica e coloro che alla fine cedono per le insistenti richieste dei proprietari, molto probabilmente vi faranno firmare un foglio di consenso informato in modo che quando alla gatta capiteranno le patologie elencate sopra, il proprietario non possa affermare candidamente che la colpa di tutto è del veterinario, quando di fatto la colpa è di chi ha insistito per fare le iniezioni (o è andato in farmacia e ha dato le compresse di testa sua).


Consigli per la convalescenza


La gestione di una gatta dopo la sterilizzazione non è complessa.
Ecco qualche consiglio:
- la gatta va tenuta in casa. Dopo un intervento, le difese immunitarie si abbassano, quindi non bisogna esporre la micia a continui contatti con altri mici potenzialmente malati. Inoltre se sta in casa la gatta starà più calma e tranquilla, non salterà a destra e a manca: ricordatevi che avrà un taglio sull’addome e se si muove troppo la ferita potrebbe gonfiarsi

-in realtà un piccolo gonfiore della ferita è preventivabile. In parte è dovuto alla reazione dei punti messi sulla parete muscolare, in parte è dovuto ai movimenti della micia, in parte al lecca mento: la lingua dei gatti è ruvida e il passaggio ripetuto sulla ferita (che prude durante la cicatrizzazione) provoca arrossamento e gonfiore

-la sera stessa dell’intervento conviene non somministrare cibo e acqua alla gatta: se mangia, potrebbe vomitare (l’anestesia rallenta il transito intestinale e i riflessi) e il vomito potrebbe andarle di traverso, causando una broncopolmonite ab ingestis. Inoltre i conati potrebbero provocare tensione sulla ferita

-attenzione all’alimentazione della gatta dopo la sterilizzazione: tenderà ad ingrassare un pochino, per cui non esageriamo con il cibo

-probabilmente dopo la sterilizzazione vi verrà chiesto di somministrare dell’antibiotico o tramite compresse o tramite iniezione: questo serve a prevenire le infezioni post operatorie

-personalmente non mi piace mettere il collare Elisabetta al gatto, tende a diventare nervoso. Visto che non si possono mettere garze o fasciature sull’addome del gatto perché se le toglierebbe subito, si può provare a fargli indossare una tutina da neonato se proprio si lecca tanto la ferita

-quando la gatta verrà mandata a casa, la si lascia nel trasportino, in una stanza piccola, come il bagno per esempio. Molti proprietari appena portata a casa vorrebbero lasciarla libera di scorazzare, ma ricordatevi che avrà ancora i postumi dell’anestesia, rischia di farsi del male: in fin dei conti se voi venite operati al mattino, la sera non vi fanno fare mica andare in giro per l’ospedale. Ecco che allora la posizionate con la gabbietta per terra, nel bagno, chiudete il water, le mettete vicino la cuccia, la lettiera e al massimo la ciotola con un dito d’acqua e dieci crocchette di numero: poi aprite lo sportellino e la lasciate tranquilla. Questo significa lontana da altri animali, da bambini, non la si prende in braccio, non la si lava: la si lascia in pace tranquilla. Ci sarà tempo il giorno dopo per coccolarla. Questo perché l’anestesia altera temporaneamente il carattere della micia: sarà più nervosa, quella sera potrebbe non riconoscervi, quindi è buona norma garantirle la tranquillità di cui ha bisogno per smaltire il resto dell’anestesia.

Fonte Petsblog Dott.ssa Veterinaria Manuela Chimera

martedì 7 aprile 2015

Halley


venerdì 3 aprile 2015

Mai più cani alla catena grazie a Dogs Deserve Better

È nata negli Stati Uniti un’organizzazione che ha fatto della liberazione dei cani costretti alla catena la propria missione.

Un cane costretto tutto il giorno alla catena è un cane che soffre. Costringere un animale a muoversi nel raggio di pochi metri, soffocando la sua natura gregaria privandolo dell’interazione con il padrone e con gli altri cani e impedendogli di correre ed esplorare è una crudeltà.




Proprio per salvare i cani da questo tipo di maltrattamento e prigionia è nata Dogs Deserve Better (letteralmente “i cani meritano di meglio”), organizzazione no profit statunitense che agisce in aiuto dei cani incatenati. L’organizzazione lavora per sensibilizzare l’opinione pubblica contro il problema dei cani costretti a catena, ma agisce anche concretamente liberando gli animali imprigionati a lungo. Preziose sono le segnalazioni dei cittadini che consentono ai volontari di Dogs Deserve Better di agire tempestivamente. Gli animali liberati sono inevitabilmente depressi e spaventati, dopo la liberazione i cani vengono portati in un centro di recupero in Virginia, qui vengono gradualmente riabilitati e abituati al contatto con le persone e altri cani, per poi essere affidati a nuove famiglie per iniziare una nuova vita, senza più catene. Oltre che degradante e alienante la catena può anche essere mortale per i cani, molti infatti finiscono per morire impiccati nel tentativo di scavalcare recinti e palizzate. Il pericolo si estende anche ai bambini, tra il 2003 e il 2015 sono stati registrati circa 400 casi di bambini uccisi o gravemente feriti da cani incatenati in tutti gli Stati Uniti, i cani imprigionati sono più pericolosi perché la condizione in cui vivono ne ha accentuato l’aggressività.
















Negli Stati Uniti il fenomeno dei cani alla catena è piuttosto diffuso, soprattutto nelle aree rurali, ma grazie a Dogs Deserve Better e ai cittadini che collaborano attivamente saranno sempre meno i cani ridotti in schiavitù.
 Fonte Lifegate

lunedì 23 marzo 2015

Portare il cane in ufficio fa bene



Gli occhi tristi. Il volto corrucciato. Le orecchie chiuse all’indietro.
 Diciamolo chiaro, probabilmente odiate lasciare il vostro cane la
mattina per andare a lavorare, tanto quanto lui odia essere lasciato a casa solo.
 E se fosse possibile evitare tutto questo? Portare il vostro cane al
lavoro non è solo per il divertimento di averlo con voi per tutto il giorno,
i benefici di avere un cane sul luogo di lavoro sono stati dimostrati scientificamente.
Uno studio condotto dalla Central Michigan University ha scoperto
che, quando in un gruppo di persone sono presenti dei cani, i dipendenti
sono più propensi a fidarsi
l’uno dell’altro e a collaborare in modo più efficace in ufficio.



I cani possono anche aiutare a rompere il ghiaccio quando si tratta di
comunicazione tra colleghi. Greg Kleva, un famoso addestratore
comportamentale di cani del New Jersey, spiega come l’umore aumenti
quando i cani sono vicino a noi:

" L’interazione con i cani provoca un aumento dei livelli di ossitocina, spesso definita come il ‘sentirsi bene’ degli ormoni. Gli studi hanno dimostrato che la presenza di cani sul posto di lavoro può ridurre i livelli dell’ormone dello stress nei loro proprietari."

 Se ci pensate bene, i nostri amici a quattro zampe vengono spesso utilizzati per fornire sollievo terapeutico nelle case di riposo, in ospedale o nelle scuole, e quindi perché non “usarli” anche sul posto di lavoro? Per i datori di lavoro, il fatto che avere compagni canini intorno aumenta la produttività, sarebbe davvero un grande vantaggio.
 Naturalmente, se pensate di portare il vostro cane in ufficio, dovrete educarlo ad alcuni semplici comportamenti. 

"Iniziate ad insegnargli a salutare le persone stando seduto e non saltando addosso"
suggerisce Kleva
" Altri comandi base come ‘vieni’, ‘resta’, ‘lascia’, e ‘terra’ devono essere bene memorizzati e eseguibili anche in caso di forti distrazioni. Potete fare pratica portando il vostro cane al parco, dove ci sono un sacco di distrazioni, e facendogli prestare attenzione ai vostri comandi."

E’ importante assicurarsi che il vostro cane sia stimolato sia fisicamente che mentalmente per tenerlo calmo e ridurre la noia prima di entrare l’area di lavoro. Questo renderà l’esperienza migliore per il vostro cane e per tutti in ufficio. Assicuratevi di avere coi voi tutto ciò che serve per la cura del vostro cane: un guinzaglio è la cosa più importante, in quanto può essere utilizzato sia per le passeggiate, nonché per tenerlo sotto controllo.


" Dal momento che portare il cane in ufficio può essere un’esperienza stressante per il vostro cane, portate la sua cuccia o una coperta da casa in modo che abbia qualcosa di familiare che gli dia conforto, portate cibo e acqua a volontà."

 Ci possono essere alcuni inconvenienti nel portare il cane in ufficio, il più evidente è che un vostro collega può essere allergico. Assicuratevi quindi, che nessuno in ufficio soffra di questa patologia prima di portare il vostro cane con voi e di mettere in pericolo la salute di qualcuno. Ultimo, ma non per importanza, sarà vostra responsabilità garantire che il vostro cane non rovini alcuna apparecchiatura in ufficio. L’abbaiare o l’aggressività possono essere scoraggianti per i vostri colleghi, come pure il tempo supplementare che dovrete aggiungere ad un programma di lavoro già frenetico, per prendervi cura dei bisogni del vostro cane durante il giorno. Portate il cane in ufficio per una mezza giornata per determinare se si tratta di una buona cosa sia per il vostro amico peloso che per le persone che vi stanno intorno.
Fonte Pimpmypug

lunedì 9 febbraio 2015

No al pignoramento degli animali domestici. Firma #giulezampe







In Italia cani, gatti e tutti gli altri animali domestici rischiano di essere pignorati e di andare all’asta come un televisore. La legge italiana continua a considerare gli animali da compagnia come “cose”, ignorando la dimensione affettiva dell’animale e del padrone e il rapporto che li lega. Sono oltre 25 milioni di Italiani che vivono con un animale domestico e rischiano di perderlo per sempre a causa di un pignoramento dovuto a debiti con lo Stato o privati. Per questo ho deciso di lanciare la petizione#giulezampe per chiedere al Governo e al Presidente Renzi di non considerare più gli animali domestici come semplici oggetti e, per questo, pignorabili o sequestrabili.
Gli animali domestici sono veri e propri membri della famiglia. Le loro esigenze e l’affetto che li lega ai loro padroni devono essere rispettati.Con #giulezampe chiediamo al Governo italiano e ai legislatori di dare  con urgenza - visto il crescente numero dei pignoramenti nel paese in crisi - il giusto valore agli animali domestici nel contesto del codice civile e penale con specifiche leggi che li distinguano chiaramente dalle proprietà sequestrabili e pignorabili. Un concetto di civiltà che Paesi come l’Austria e la Germania hanno già fatto proprio, affermando che gli animali non sono cose e che dunque non sono pignorabili.
Se l’art. 514 del codice di procedura civile vieta il pignoramento dei beni che hanno valore affettivo, come la fede nuziale, per evitare forme di pressione psicologica sul debitore, non è più possibile invece ritenere pignorabile un animale domestico che da anni vive insieme al suo proprietario.
Il pignoramento deve colpire il patrimonio del debitore e non i suoi sentimenti! 
Tessa Gelisio,
Conduttrice TV, ambientalista e Presidente di ForPlanet Onlus